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domenica 8 aprile 2018

Messa in sicurezza della discarica di Mazzarrà: cosa ha evidenziato il sopralluogo dell'ISPRA


Lo scorso 12 febbraio ISPRA e ARPA Sicilia, su richiesta del MATTM, hanno effettuato un sopralluogo sul sito di Tirrenoambiente per valutare l'efficienza dei presìdi di monitoraggio esistenti e determinare gli impatti sulle diverse matrici ambientali

Non smette di incombere sulla tranquillità degli abitanti dei centri vicini la minaccia della “collina della munnizza”, che con i suoi 3,2 milioni di metri cubi è una bomba ecologica e rischia di
collassare.
Un danno ambientale che un’azienda inadempiente e in liquidazione asserisce di non essere in condizione di affrontare. Com'è noto, fin dallo sversamento del 5 aprile dello scorso anno, è la Regione, con già ben quattro interventi sostitutivi in danno di Tirrenoambiente e Comune di Mazzarrà, a garantire lo smaltimento del percolato prodotto dalla discarica.

Impermeabilizzazione non idonea

Un recente rapporto dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale,
redatto a febbraio 2018 su richiesta del ministero dell’Ambiente, il cui intervento è stato sollecitato a vari livelli istituzionali, ha evidenziato come “l'attuale stato della copertura provvisoria non garantisce l'impermeabilizzazione dei rifiuti”.
Infatti per i tecnici il materiale utilizzato per la copertura non “risulta idoneo a garantire l'isolamento dei rifiuti e presenta numerose discontinuità, in molte parti risulta ammalorata e alcune porzioni risultano ancora scoperte”.
Non solo, manca anche “un idoneo sistema di raccolta e regimentazione delle acque meteoriche e le stesse senza alcun trattamento confluiscono all'interno del torrente Mazzarrà, con evidente rischio di contaminazione potenziale”.
Fattori questi che secondo l'ISPRA comportano l'aumento della produzione giornaliera di percolato.

La discarica è instabile e rischia di collassare

Esaminando poi le condizioni attuali del corpo di discarica il sopralluogo ha evidenziato come “la discarica presenta dei fronti di instabilità”.
Alcune porzioni della stessa “presentano fronti prossimi alla verticalità la cui stabilità è garantita esclusivamente dalla presenza del telo di copertura”. Sono inoltre presenti “alcune aree in condizione di collasso strutturale e altre, in condizione di collasso strutturale incipiente, particolarmente evidenti nella zona a valle”.
Tutto ciò, secondo i tecnici del ministero, ha reso “inutilizzabile la rete piezometrica interna di monitoraggio del percolato, la rete inclinometrica e, almeno parzialmente, la rete sub-orizzontale di captazione del biogas e di drenaggio del percolato”.
Tutto il fronte dei rifiuti in corrispondenza della pista che risale lungo la “collina”, che fino al novembre del 2014 veniva percorsa da centinaia di autocompattatori, “ha subito un innalzamento comportando il contatto diretto del fronte dei rifiuti con la roccia affiorante sottostante che ha determinato la fuoriuscita di percolato”:
Questo fenomeno ha determinato anche la totale occlusione della bocca del pozzo di sottotelo, il cosiddetto pozzo spia, rendendo “indisponibile il presidio che, nel recente passato, ha permesso di valutare lo stato delle acque di sottotelo, nonché l'emungimento e l'allontanamento delle acque stesse”.

Inefficace ed inefficiente il monitoraggio delle acque di falda

Un paragrafo molto importante della relazione riguarda poi l'interazione del corpo discarica con le acque sotterranee.
Dalla documentazione analizzata dai tecnici di ISPRA e ARPA Sicilia, “non emergono evidenze dirette dell'interazione del corpo della discarica con le acque sotterranee”. Tuttavia il rapporto rileva anche come “non esistano presìdi che possano, in qualche misura, definire lo stato di conservazione dell'impermeabilizzazione di base e la qualità delle acque sotterranee”.
Se le analisi finora effettuate da ARPA Sicilia non hanno evidenziato superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC, ndr) nei piezometri considerati quali presìdi di discarica, quelli esistenti, come già affermato in precedenti note di ARPA Sicilia e ISPRA, “presentano caratteristiche di inefficacia e parziale inadeguatezza, per errate o non idonee caratteristiche costruttive”.
È stato infatti rilevato come i piezometri esistenti siano ubicati “quasi esclusivamente” nell'acquifero costituito dai depositi alluvionali terrazzati del torrente Mazzarrà, caratterizzati da ghiaie e sabbie limose.
Una parte della discarica poggia su un altro tipo di depositi, totalmente diversi per natura e caratteristiche chimico-geotecniche. “Tali depositi – sottolinea il rapporto – potrebbero essere sede di una falda, la cui presenza, le caratteristiche e i rapporti geometrici con il corpo rifiuti e con la falda ubicata nell'acquifero alluvionale non risultano essere stati né indagati, né tantomeno definiti”.
Motivi che rendono, a detta dei tecnici, “parzialmente inefficace ed inefficiente al monitoraggio della qualità delle acque di falda” la rete esistente dei piezometri.
I risultati delle analisi effettuate sulle acque del pozzo spia “inducono a ritenere che le stesse siano contaminate da percolato”.

Le prime misure di prevenzione e messa in sicurezza

Viste quindi le condizioni in cui versa la discarica ISPRA e ARPA Sicilia individuano le prime misure di prevenzione e messa in sicurezza volte a scongiurare un danno ambientale.
Data la situazione desunta dal sopralluogo i tecnici di ISPRA e ARPA Sicilia ritengono debbano essere realizzati “nel più breve tempo possibile” una serie di interventi tra cui la impermeabilizzazione di tutte le aree della discarica con adeguati materiali, ovvero i teli in HDPE, in modo da garantire l'isolamento dei rifiuti dall'ambiente esterno e minimizzare le infiltrazioni di acqua. Realizzare una rete di regimentazione ed allontanamento delle acque meteoriche. Rimuovere il percolato all'interno del corpo di discarica e svuotamento della vasca di raccolta e stoccaggio dello stesso adiacente al piede della discarica.
Riprofilatura dei rifiuti abbancati in modo da ridurre le pendenze e consolidamento del rilevato in terra rinforzata mediante paratie o interventi di analoga efficacia, al fine di contrastare i fenomeni di instabilità della discarica.
Inoltre, se “dovessero essere accertati fenomeni di contaminazione della falda in atto dovrà essere attivata una barriera idraulica a protezione della stessa”.
Necessari, infine, l'esecuzione di monitoraggi con cadenza mensile, per almeno un anno e un monitoraggio topografico continuo h24 del corpo discarica.
“Qualora – avvertono i tecnici – dovessero emergere rilievi oggettivi di compromissione delle matrici ambientali”, dovranno essere avviate le procedure di legge volte a definire e redarre un progetto di bonifica o messa in sicurezza permanente.
Ovviamente non ci si può non chiedere chi dovrà sostenere i costi di questi interventi.
A tal proposito dagli uffici competenti della Regione fanno sapere come si ritenga “indispensabile che il Liquidatore pro tempore si attivi con l'urgenza che ricorre per reperire dai Soci, sia pubblici che privati, nonché dai Comuni conferitori, le necessarie somme per finanziare un piano di azioni/opere che portino alla gestione post operativa della discarica”.

lunedì 2 aprile 2018

Smaltimento del percolato a Mazzarrà, interviene ancora la Regione


La Regione siciliana stanzia altri 510.000 euro presi dal Fondo di riserva per le spese impreviste per smaltire il percolato dell'invaso di Tirrenoambiente e la sostituzione del capping provvisorio del modulo 2



Sarà nuovamente la Regione siciliana a farsi carico delle spese necessarie per lo smaltimento del percolato prodotto dalla discarica di Mazzarrà Sant'Andrea.
A quasi un anno esatto dallo sversamento del percolato nel vicino torrente Mazzarrà, il 5 aprile 2017, causato dallo spegnimento delle pompe di sollevamento per “mancanza di fondi”, la Giunta regionale ha dovuto mettere mano al portafogli e stanziare le somme necessarie per garantire lo smaltimento del velenoso sottoprodotto della montagna di rifiuti che domina la valle del torrente Mazzarrà.
In precedenza la Regione era intervenuta nell'aprile del 2017, all'indomani della tracimazione, con 300.000 euro; poi nell'agosto dello stesso anno con altri 200.000 euro e, da ultimo, lo scorso dicembre con ulteriori 200.000 euro.
Questi interventi della Regione, dettati dalla necessità di “salvaguardare la salute pubblica e l'ambiente”, sono, com'è noto, sostituitivi di quelli che dovrebbero compiere la Tirrenoambiente, società gestore, oggi in liquidazione, e il Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, suo azionista di maggioranza.
In una recente inchiesta di Report l'attuale liquidatore, Sonia Alfano, parlando proprio di smaltimento del percolato e di mancanza di risorse finanziare per farvi fronte ha dichiarato “Oggi non siamo nelle condizioni di poter andare dai soci privati e dire: è uno scempio che si sta finendo di compiere, mettete mano al portafoglio… Non lo possiamo fare, perché il bando di gara, che prevede quindi anche gli obblighi dei soci privati nei confronti della Tirrenoambiente, è scomparso.”
Innocenti

La società, partecipata da importanti soci privati del calibro di Gesenu e A2A, da anni asserisce dice di non avere le risorse finanziare – nonostante per anni abbia accumulato ingenti risorse che non si sa bene dove siano finite, anche se ci sono diverse indagini e processi che vedono alla sbarra gli ex amministratori, i piemontesi Pino Innocenti e Giuseppe Antonioli, accusati, tra l'altro, di reati gravi come la corruzione e l'abuso d'ufficio – il comune mazzarrese è dal canto suo in dissesto finanziario.
“Sono stati arrestati proprio – ha dichiarato la Alfano all'inviata di Report - per la gestione criminale della Tirrenoambiente. Stipendi pagati in contanti, promozioni fatte così, telefonicamente, si alzava il telefono… Era un bancomat questa società, un bancomat illimitato h24 per 365 giorni all’anno. Lei pensi che ad oggi la finanza ci ha detto che non sono riusciti a trovare i soldi eh, la finanza, ad oggi, continua a non trovare i soldi.”
Antonioli
Quindi esauriti i fondi stanziati a dicembre, a Palermo hanno dovuto stanziare altri 200.000 euro per garantire lo smaltimento del percolato per un periodo di circa due mesi.
A queste somme si aggiungono altri 310.000 euro per consentire l'intervento di sostituzione parziale di capping (copertura del sito inquinato, ndr) provvisorio al fine di “mitigare la produzione di percolato e per adottare le misure di messa in sicurezza del sito” si legge nella delibera di giunta.
Tutto ciò mentre rimane ancora un miraggio la chiusura e messa in sicurezza del sito, sotto sequestro giudiziario e chiuso dal novembre del 2014 dopo che lo stesso era stato “bocciato” dal Dipartimento regionale acque e rifiuti che, a seguito di un'ispezione sulle autorizzazioni, aveva disposto la revoca delle stesse e ordinato a Tirrenoambiente di presentare un progetto di chiusura e messa in sicurezza del sito volto a garantire che esso possa essere chiuso «nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza vigente».
Per metter in sicurezza l’area e bonificare servirebbero 116 milioni di euro che sono stati chiesti al ministero dell'Ambiente che però ha passato la palla al presidente della Giunta regionale Musumeci, recentemente nominato Commissario per la Regione Siciliana sulla questione rifiuti e che quindi sarà lui ad intervenire anche sulla problematica legata alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.

martedì 13 marzo 2018

Crisi dei rifiuti in Sicilia: cosa si prospetta per i prossimi mesi?

Raccolta differenziata ancora a livelli molto al di sotto del minimo di legge (65%) e carenza di impianti per il trattamento della stessa. Sarà istituita una “cabina di regia” per la pianificazione e la programmazione in materia di rifiuti

Un mese fa veniva dichiarato dal Governo l'ultimo di una lunga serie di “stato di emergenza in relazione alla situazione di criticità in atto nel territorio della Regione Siciliana nel settore dei rifiuti urbani”,(il primo risale al 1999, ndr), con l'assegnazione di poteri speciali, per un anno, al presidente della Regione, Nello Musumeci che, si legge nella delibera pubblicata sulla GU, sarà coadiuvato “dal dirigente generale del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti” e costituirà “una Struttura, a supporto delle attività […] Per il coordinamento della predetta struttura il Commissario delegato è autorizzato ad avvalersi del Prefetto in quiescenza Vittorio Piscitelli”.

Ma qual è la situazione attuale della gestione dei rifiuti nell'Isola? 
Le criticità del sistema siciliano di gestione dei rifiuti sono state ampiamente evidenziate nelle relazioni e nei documenti della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, della Corte dei Conti, dell'ANAC e dell'AGCM.
L'assenza di un Piano rifiuti e le gravi criticità connesse alla legge regionale 9 del 2010 [che doveva riformare il settore sostituendo gli Ato (ambiti territoriali ottimali, ndr) con le Srr (società di regolamentazione rifiuti, ndr)] hanno delineato un sistema “frammentato, disomogeneo e non governato secondo criteri tecnico-economici improntati sull'efficienza, l'efficacia e l'economicità” Non è garantita “una gestione sostenibile né ambientalmente, né economicamente.
“L'attività operativa quotidiana è caratterizzata dall'emergenzialismo operativo e organizzativo, con ricadute negative in campo igienico-sanitario” scrive in una recente nota il Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti.

La raccolta differenziata non cresce abbastanza e mancano gli impianti

Lo stesso Dipartimento evidenzia come la grave criticità sia “determinata soprattutto dalla bassa percentuale di raccolta differenziata mediamente raggiunta nell'Isola”. 
Anche se siamo passati dal 12,50% del 2014 al 16% del 2016, tuttavia ci manteniamo “a livelli molto bassi e non raggiunge neppure lontanamente la percentuale minima di legge del 65%”.
Sono Palermo, Messina e Catania (circa un terzo della produzione totale della regione), a spingere in basso la media regionale che ammonterebbe a quasi il 30%. Solo 110 comuni, su 390, prevalentemente medio-piccoli, superano il 50%.
Bassi indici di differenziata che si accompagnano alla carenza di relativi impianti di trattamento, a partire da quelli per la gestione dell'organico.
In base al trend attuale il Dipartimento ipotizza una produzione di circa 400.000 tonnellate annue, “nettamente superiore alla capacità degli impianti di trattamento attualmente in esercizio. Solo nella seconda metà dell'anno, grazie all'apertura di due nuovi impianti privati, la capacità potrà aumentare da 180.000 a 250.000 tonnellate annue”. Mentre alcuni impianti pubblici sono oggi fermi per carenza di manutenzione o per provvedimenti giudiziari (Dittaino, Castelvetrano, Vittoria, Bisacquino).

Le discariche si stanno esaurendo

Questo comporta che l'80% della produzione totale dei rifiuti in Sicilia, pari a circa 2.350.000 tonnellate annue, finisce nelle discariche, le cui volumetrie residue sono però in esaurimento. Il Dipartimento segnala in particolare il prossimo esaurimento di quelle di Bellolampo (Palermo) e Trapani, mentre i progetti in corso di nuove vasche che “prevedono una volumetria realizzabile di circa 6.400.000 metri cubi” “risulterebbero concretamente utilizzabili solo a 18-24 mesi da oggi”.
Con la conseguenza che “la capacità attualmente residua (1.700.000 metri cubi) appare assolutamente insufficiente per colmare il periodo necessario per la messa in esercizio delle nuove vasche”.
Sarebbe quindi “invocabile” secondo il Dipartimento, il trasporto fuori regione. 
Alla luce delle indagini svolte e dei preventivi formulati, prevalentemente da gestori di discariche, il Dipartimento “ritiene possibile, sia pure con notevoli difficoltà tecnico-burocratiche e con i necessari tempi, il trasferimento complessivo di circa 20.000-30.000 tonnellate al mese di rifiuto urbano secco sopravvaglio, idoneamente imballato e preparato.” 
È prevista l'emanazione a breve di una manifestazione di interesse in merito al fine di ampliare ulteriormente le possibilità attuali.

Urgente il Piano regionale di gestione dei rifiuti

Alla luce di queste criticità il Dipartimento evidenzia come sia “necessario e urgente redigere il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti” la cui ultima stesura – in regime emergenziale – risale al 2012 con un aggiornamento al 2015.
Per il Dipartimento il nuovo piano “dovrà tenere conto dei nuovi contesti regionali, dello stato delle infrastrutture, del mancato avvio della raccolta differenziata e della necessità di operare per un rapidissimo recupero gestionale, organizzativo e impiantistico”.
Nelle more della redazione del nuovo piano “si redigerà uno stralcio relativo all'impiantistica finalizzato a supportare sia il corretto trattamento del “tal quale2 sia, soprattutto, quello della frazione organica e di quella secca”.
Il piano stralcio intende “superare la fase emergenziale e consentire l'autosufficienza dell'ambito provinciale; pertanto il sistema integrato fra strutture esistenti pubbliche e private e quelle da avviare immediatamente dovrà far conseguire una dotazione impiantistica ottimale per ogni ambito provinciale e in particolare: 
a) un impianto di TMB (trattamento meccanico biologico, ndr) e vasca di deposito (due-tre per le aree metropolitane); 
b) un impianto di trattamento della frazione organica (per produzione di biogas e compost);
c) un impianto di selezione della frazione secca”.

Una cabina di regia per per la pianificazione e la programmazione in materia di rifiuti

Il Dipartimento per “accelerare i tempi” e “conseguire risultati di alto livello” propone la costituzione di “una apposita struttura” che avrà il compito di studiare e preparare le riforme necessarie all'attuale legislazione regionale di settore e di fornire il “supporto tecnico-scientifico” alla revisione, adeguamento e aggiornamento del Piano di gestione rifiuti e di tutti gli strumenti connessi, attingendo a “personale qualificato, pubblico dipendente, sia interno e sia esterno dell'Amministrazione e a professionalità specialistiche esterne”.
In particolare, con riferimento alla figura del “coordinatore della cabina di regia”, il Dipartimento sottolinea la “necessità che tale figura debba essere, di comprovata qualificazione scientifica e professionale che provenga, preferibilmente, dai settori della ricerca e della docenza universitaria e pertanto non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione”.

La proposta del Dipartimento è stata apprezzata dalla giunta regionale che istituirà un “apposito Organismo regionale per la pianificazione e la programmazione in materia di rifiuti”.

Articolo pubblicato su MessinaOra.it