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mercoledì 17 gennaio 2018

Processo Torrente, la parola alla difesa

Alluvione 11 dicembre 20018 a Falcone
È arrivato il turno delle difese nel corso dell'attività istruttoria del processo originato dalle indagini sull'infiltrazione mafiosa a Furnari. Inizia a delinearsi la strategia volta a smontare le accuse mosse dalla Dda di Messina.

Sono riprese ieri davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto le udienze del processo originato dall'operazione del Ros dei carabinieri “Torrente” che entra così nel suo settimo anno (la prima udienza risale al 12 gennaio 2012, ndr).
Esauriti i testi della Procura antimafia di Messina, rappresentata in aula dal dottor Angelo Cavallo, con l'udienza di ieri è iniziato l'esame dei testi a difesa.
L'esame di questa prima tranche di testi a difesa (concordati con il tribunale tre per parte, ndr), ha riguardato un ex dipendente dell'ufficio tecnico del Comune di Furnari, in servizio nel 2008, un funzionario del Dipartimento regionale di Protezione civile e alcuni imprenditori del ramo edilizio-movimento terra che presero parte ai lavori di messa in sicurezza del territorio iniziati dopo l'alluvione che l’11 dicembre 2008, aveva interessato, con gravissimi danni, i comuni di Mazzara Sant’Andrea, Furnari e Falcone.
Abbastanza spedito lo svolgersi del dibattimento, considerato che, con il consenso di tutte le parti, sono stati acquisiti agli atti del processo i verbali delle testimonianze rese durante le attività di indagini difensive svolte da alcuni componenti il collegio di difesa: avvocati Carrabba e La Manna per il dottor Salvatore Lopes, l'avvocato Bertolone per Roberto Munafò, l'avvocato Giuseppe Calabrò per Sebastiano Geraci.
Alluvione 11 dicembre 2008 a Furnari
Acquisizione integrata con alcune domande di chiarimento, rivolte dagli avvocati difensori e di parte civile agli imprenditori, circa la straordinarietà degli eventi occorsi in quel dicembre del 2008, sulle circostanze e modalità di intervento delle loro imprese e quelle di altri imprenditori che operarono in quei frangenti, sulle loro capacità tecniche e sulla loro dotazione di mezzi idonei agli interventi da realizzare.
Da quanto emerso ieri in udienza, si sta quindi delineando un primo aspetto della strategia difensiva volta a confutare quanto sostenuto dall'accusa, ovvero che l'allora sindaco del Comune di Furnari, Salvatore Lopes, eletto con i voti del clan, si sarebbe sdebitato agevolando l’organizzazione mafiosa scegliendo “direttamente le ditte che dovevano effettuare i lavori di ripristino della viabilità e delle condizioni di sicurezza”, con “gran parte dei lavori eseguiti da ditte che presentavano elementi di collegamento con soggetti coinvolti nell'operazione antimafia “Vivaio” o comunque con precedenti anche per associazione mafiosa e che l'assegnazione degli incarichi in alcuni casi sia avvenuta senza tener conto della iscrizione alla Camera di commercio e del tipo di attività richiesta”.
Circostanze che erano già state evidenziate dalla Commissione prefettizia di accesso agli atti che poi portò allo scioglimento degli organi amministrativi del Comune di Furnari nel 2009.
Esaurito l'esame dei testi, il presidente del collegio, dottor Fabio Processo, ha rinviato all'udienza del 10 aprile prossimo per il proseguimento dell'esame dei residui testi a difesa.

Articolo pubblicato su MessinaOra.it


venerdì 1 dicembre 2017

Discarica di Mazzarrà, in arrivo altri 200.000 euro per il percolato. Ennesimo intervento straordinario

 "Il Governo regionale si è fatto carico di un intervento straordinario davanti ad accertate inadempienze, che consentirà lo smaltimento del percolato per poco meno di 60 giorni con quantità di 50 metri cubi giornalieri". 

Duecentomila euro per affrontare l'emergenza percolato nella discarica di Mazzarrà Sant'Andrea. 
Come riferito dall'Agenzia AdnKronos è questa la decisione presa dalla Giunta Musumeci, durante la seduta di oggi. I fondi serviranno a realizzare un intervento di somma urgenza per la rimozione del percolato che si è nuovamente formato. Un intervento tampone per arginare il paventato rischio di impatto ambientale legato allo sversamento della sostanza tossica. Intanto, però già la prossima settimana sarà convocata una conferenza di servizi per individuare, spiega all'Adnkronos il neo assessore regionale all'Energia e ai Rifiuti, Vincenzo Figuccia, "soluzioni definitive a problemi che l'incuria del precedente Governo ha aggravato". Seduti allo stesso tavolo, oltre alle Regione, ci saranno l'Amministrazione comunale, la società e la Prefettura per valutare quali interventi strutturali mettere in campo. "Lavoreremo a un piano utile ad affrontare in maniera strutturale il problema" assicura Figuccia.
Cambio di rotta quindi nelle stanze dei bottoni a Palermo, visto che solo lo scorso 17 novembre in un un incontro presso l'Assessorato Regionale dell'Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti, la Regione Siciliana non aveva inteso accordare al comune mazzarese alcuna disponibilità di risorse economiche per far fronte alla situazione di criticità.
La decisione della giunta regionale siciliana arriva alcuni giorni dopo l'allarme lanciato dal Comune di Mazzarrà  che, esauriti i fondi messi a disposizione dalla Giunta Regionale con la delibera n. 330 del 08/08/2017, utili a garantire il servizio di smaltimento del percolato prodotto dalla discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, aveva autorizzato ex art. 191, al solo fine di posticipare il verificarsi della grave situazione di emergenza per l'ambiente e la salute pubblica, la Tirrenoambiente S.p.A. ad utilizzare per lo stoccaggio del percolato volumi ulteriori rispetto a quelli autorizzati, mediante l'impiego della vasca di accumulo per un volume residuale di 288 mc e della vasca facente parte del settore biologico dell'impianto di trattamento del percolato per un volume di 130 mc.
In una precedente nota, Tirrenoambiente aveva rappresentato alla neo amministrazione comunale mazzarese il rischio, nel caso di peggioramento delle condizioni meteorologiche, del conseguente aumento della produzione quotidiana di percolato e quindi di esaurimento nei prossimi giorni delle volumetrie autorizzate (2.300 mc) per lo stoccaggio dello stesso all'interno della vasca di equalizzazione/accumulo.
Lo stanziamento odierno, il quarto dallo sversamento dello scorso aprile, rappresenterà però una boccata d'ossigeno per poche settimane, riproponendo al prossimo esaurimento delle risorse economiche il problema di fondo rappresentato dalla mancata messa in opera, da parte di tirrenoambiente, della messa in sicurezza e gestione post mortem di una discarica chiusa dalla regione, nel 2014.


giovedì 23 novembre 2017

Discarica di Mazzarrà S. Andrea: bonifica ancora lontana nonostante per le “istituzioni” lo scenario sia “catastrofico”


Un gruppo di tecnici dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale collaborerà con l’Arpa Sicilia e le amministrazioni locali per individuare “misure di prevenzione specifiche necessarie per la messa in sicurezza della discarica”

“Una gravosa minaccia che prelude a disastrose conseguenze ambientali ed economiche”.
E’ quanto riporta un rapporto dell’Ispra, redatto a dicembre 2016 su richiesta del ministero dell’Ambiente, menzionato su Il Fatto quotidiano di ieri.
Dallo sversamento di percolato nel vicino torrente Mazzarrà dello scorso aprile, il disastro ambientale annunciato scatenato dalla realizzazione della mega discarica di Tirrenoambiente a Mazzarrà Sant’Andrea, ha occupato le prime pagine dei giornali, quella del giornale di Travaglio è l’ultima in ordine di tempo, con politici di ogni colore a “puntare il dito” e “cavalcare l’onda”, rimpalli di responsabilità e più che probabili omissioni, con la tragica consapevolezza che, per il profitto di pochi, da quasi vent’anni sono state compromesse, forse irrimediabilmente, la salute e l'ambiente di un territorio che un tempo era noto per essere la culla del vivaismo e del turismo di qualità.
Scremata dal battage politico-mediatico, la realtà è che ad oggi, dalla “bocciatura” del sito per mano del dipartimento acque e rifiuti della Regione siciliana che, a seguito di un'ispezione sulle autorizzazioni, aveva disposto la revoca delle autorizzazioni e ordinato a Tirrenoambiente di presentare un progetto di chiusura e messa in sicurezza del sito, e dal sequestro giudiziario ad opera della magistratura, eravamo nel 2014, niente di quanto è previsto dalla legge ed era stato ordinato di fare è stato fatto.
E’ sufficiente farsi un giro dalle parti di contrada Zuppà per rendersi conto dell’inesistenza di interventi volti alla messa in sicurezza e chiusura post mortem del sito, a parte un'esile copertura in telo verde, risalente però proprio al periodo del sequestro.
Questo mentre all'interno delle istituzioni si cerca ancora di capire come fare per avviare il processo di chiusura e messa in sicurezza del sito in provincia di Messina.
E così, in sintesi, “la prefettura di Messina ha richiesto l’intervento statale rappresentando la minaccia imminente di danno ambientale generato dallo sversamento di percolato nel corpo idrico limitrofo», il ministero dell'Ambiente chiede chiarimenti al dipartimento regionale Acque e Rifiuti che, per bocca del dirigente generale Gaetano Valastro, in un’intervista rilasciata al quotidiano online MeridioNews, ha confermato che «In relazione al progetto di chiusura presentato nel dicembre 2014 dalla ditta Tirreno Ambiente spa, oggi in liquidazione, si osserva che tale progetto avente un costo di oltre 20 milioni di euro non fu approvato da questa amministrazione regionale in quanto la Tirrenoambiente non ha fornito tutti gli elementi richiesti per definire l’istruttoria e, pertanto, la ditta rimane inadempiente alle disposizioni di legge non consentendo la chiusura della discarica e il passaggio alla fase post operativa”.
Valastro inoltre ha evidenziato come il dipartimento abbia più volte sollecitato “la Tirrenoambiente a fornire tutti i dati necessari alla quantificazione dei costi per gli interventi senza avere un compiuto riscontro alle suddette richieste”, mentre dal fronte della proprietà, il commissario liquidatore della ditta che “ha chiesto di fare specifiche riunioni per definire ogni singola richiesta da parte del dipartimento” anche se, sottolinea Valastro, “allo stato attuale è stata trasmessa la sola documentazione tecnica e un progetto per mitigare la produzione di percolato”.
Metterla in sicurezza costa, secondo l’Ispra, oltre 116 milioni di euro. Solo di multa, la Tirrenoambiente dovrebbe pagare 3 mila euro al giorno “per 846 giorni alla data del 20 dicembre 2016”. Totale: 2,5 milioni di euro, senza contare le centinaia di migliaia di euro per lo smaltimento in emergenza del percolato che in questi ultimi mesi la Regione siciliana ha anticipato, in sostituzione della inadempiente Tirrenoambiente.
Chi pagherà alla fine?
Il Fatto riporta l’intenzione del ministero di costituirsi parte civile in un nuovo processo a carico dell’ex amministratore delegato di Tirrenoambiente Pino Innocenti, l’11 gennaio prossimo si terrà l’udienza preliminare.